Chiara Daino
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10 Luglio 2012 12:39:17

*And we know we're not alone anymore* [Volbeat]

Perché ti ostini a farlo, Dama?Perché lo sono.

E Dama ringrazia Jacopo Riccardi per essersi addentrato nelle zanne cartacee del Lupus Metallorum - abitando l'Universo di Acciaio, miracolando IL SENSO del nostro incedere borchiato.

E, nell'inchino, rimanda ai fratelli e alle sorelle ferrea analisi completa: http://metaliteracy.wordpress.com/2012/07/10/opus-est-introd/

E alcuni estratti:

Il mundus immondo, che è un anticosmico tutto, è intimamente metallico. Il metallo è il négligé del mondo.

 

Metallo (pesante, sia nel senso della sonorità Heavy che nella tossicità chimica organolettica) è materiale da corazza, però, e sotto la corazza sta in Daino un perizoma semi-invisibile. Come la sua pelle è aromatizzata in tonalità dolciastre, così il suo io - che l’Autore riveste, abolendo la dicotomia persona/personaggio secondo la scuola beniana - riemerge contro volontà, e fa scintillare gli occhi cerulei come se un lampo scaturisse da una caldera sotto la banchisa. Perché intrinsecamente, a causa di vissuti e di destino, la cifra prima di Daino è sofferenza [mathos-pathos]. La sua reazione, il suo antibiotico (pur rappresentandosi ella stessa come virus) è il radicarsi nelle parole. È anzi, il rinascimento delle radici verbali. Dove Daino non accetta la realtà – per non subirla, per non farsi violentare anche da essa [...]Perché il “classico è realmente un ideale di valore” e lo puoi affogare sotto ettolitri di bevanda ad alta gradazione, ma sopravvive.

[...]

La sovrapposizione con la melodia non è un dogma per Daino: così, in A Skull of Maggots dei Cannibal Corpse, il ritmo sincopato e la vocalità infernale del solista diventano improducibili nella prima strofa, mentre nella seconda – “dialogata” col pubblico che intercala con il ripetuto grido “vermi” (maggots) – la mimesi è maggiore, accentuata dalla scelta grafica di rubricare la voce del coro. La prima strofa, dunque, si presta maggiormente a piccole, significative, dainizzazioni. Così si inseriscono espressioni che non si riscontrano nell’originale come l’additamentum

 

“pezzi di polvere [cipria di calcio]”

 

o l’elaborazione di enjembement ambivalenti (“l’ultimo respiro / riposto in una bara” dove in realtà “varca la soglia, l’ultimo respiro” è più fedele all’originale, da cui la virgola inserita distanzia l’opera attuale, accentuando l’icasticità della versione “varcare la soglia” di mitologica derivazione rispetto al più comune ed anglosassone take the breath) e lineette che ridisegnano le dimensioni fondamentali (after a torturous death / Your life ended si trasforma, o meglio si presta ad ambivalente lettura, come “la morte – violenta / la tua vita – è stata”). La strofa di clausola, poi, dopo la “traduzione-omaggio” al gruppo musicale, indulge in un’aggiunta tematica, che si apre con un’equivoca allitterazione in sibilante, di natura viperina (“salme sanguisuga” dove “salme” è forzatura rispetto al singolare che sarebbe grammaticalmente più contestualizzato, ma consente la lettura sostitutiva salme/salve) per svilupparsi attorno al teologico (e sacrilego, quasi, qui) verbo “battezzano” e si conclude con richiami a Boito e Manzoni (“carro di morti”). Il legame tra la sezione più propriamente tradotta e quella originale sta nella ri-titolazione, “Un cranio culla per-le larve” che non richiama le larve di perla dei pescatori, quanto il cuore della perla del bivalve, una larva attorno alla quale i sedimenti creano la perla stessa. Il macabro è solo una veste dell’inequivocabile destino di Daino di trattare l’equilibrio scomposto tra vita e morte, nel quale il battesimo può essere compiutamente compiuto dagli animali saprofagi.

 

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