Chiara Daino
CORPI DI CARTA CHIARA
CARO COLLEGA - Storielle facili per colleghi storici CARO COLLEGA - STORIELLE FACILI PER COLLEGHI STORICI
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2021, Romanzo
VIRUS 71 VIRUS 71
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2020, Versi
Gloria [Film ante Milf] GLORIA [FILM ANTE MILF]
Gattili Edizioni
2020, Versi
LA MERCA LA MERCA
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2019, Romanzo
Metalli Commedia METALLI COMMEDIA
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2019, Poema Borchiato
SIETE DEI SIETE DEI
Il Leggio
2016, Romanzo
L'Arte del Ragno L'ARTE DEL RAGNO
Lulu.com
2015, Versi
Al Pubblico Nemico AL PUBBLICO NEMICO
Lulu.com
2014, Romanzo
Siamo Soli [morirò a Parigi] SIAMO SOLI [MORIRÒ A PARIGI]
Zona Editrice
2013, Romanzo
L'Eretista L'ERETISTA
Sigismundus Editrice
2011, Romanzo
Lupus Metallorum LUPUS METALLORUM
Lulu.com
2011, Opera Martire
Metalli Commedia METALLI COMMEDIA
Thauma Edizioni
2010, Poema Borchiato
Virus 71 VIRUS 71
Aìsara Edizioni
2010, Versi
La Merca LA MERCA
Fara Editore
2006, Romanzo
Novità



1 Maggio 2021 1 Maggio 2021 - *INTERVISTA CURSE VAG GRAPHIC*

[o: quando il #Professionista puntualizza parche parole. Alla Lemmy]

«Tengo in maniera particolare anche alla ristampa del libro “La Merca”, della scrittrice Chiara Daino. In questo caso, sia perché ho avuto le possibilità di conoscere una splendida persona (Chiara mi perculerà in eterno per questa frase. Ahahah!), sia per la fiducia che in me è stata riposta, oltre alla sfida, di affrontare un qualcosa di completamente nuovo»

[QUI l'intervista completa a Andrea Curse Vag]

La Merca può essere acquistata su AMAZON in formato cartaceo o Kindle.


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17 Dicembre 2020 17 Dicembre 2020 - *Sogno di una notte di mezzo inverno*

*Sogno di una notte di mezzo inverno*

Nei giorni in cui l’ombre s’allargan sul mondo
un vecchio destriero conduce sul fondo
del grigio deserto a una torre d’argento
che pare un miraggio al nostro scontento.

E chi lo cavalca è segnato da guerre,
e viaggia da tanto su tutte le terre,
ha più cicatrici che in testa capelli,
e stanco ecco arriva ai remoti cancelli.

Che s’apron e’l destriero accede al cortile,
nessun paggio reca un acquamanile,
né guardie sorveglian le porte e le mura
e solo il silenzio è d’attorno che dura.

Poi schiudesi infine un portale borchiato,
e un vago sentore di fer s’è levato
nell’aere d’assieme a un suon di stivali,
ch’echeggia dei passi da ripidi scali.

E appare di cuoio e metallo borchiata,
Titania regina dai poeti sognata:
creduta leggenda o sogno insperato
appare reale all’uomo arrivato.

E sopra il suo capo ella regge corona,
bracciali di cuoio metallico sona,
e gli occhi profondi di bistro marcati
son pozzi di stelle e scintilli argentati.

«FermateVi amico e a me ’l Vostro dite,
Vi vedo coperto di troppe ferite.
Mia cura prometto sarà di recare
sollievo e del balsamo al Vostro penare».

E poi lo conduce su per il portale,
facendogli guida su per l’ampie scale,
e fino a una stanza con ampio giaciglio
velata la luce da fronde di tiglio.

Lui toglie la cotta e l’armi squassate,
e sotto la maglia ecco son rivelate
le mille ferite da tutte le guerre
patite lontano per tutte le terre.

Titania recupera bende ed unguenti,
e vino e dell’olio ed entro i battenti
dell’ombrosa stanza deterge e poi cura:
del lungo vagar le ferite depura.

«Riposa» ora dice all’ospite stanco
«e con il mio canto il cuore rinfranco»:
poi modula un canto in ritmata poiesi
tal da sollevare gl’interni suoi pesi.

E l’uomo s’addorme e la palpebra chiude:
e il sonno recato gli affanni gli esclude.
E quando riprende dei sensi l’avviso,
accanto di lei si trova il bel viso.

Sta sulla ferita, le labbra pigiate,
attinge il suo sangue a lente sorsate:
solleva lo sguardo profondo, febbrile,
ricambia l’occhiata dell’uomo gentile.

«Trisava po’ esserti, son giovane sempre,
metalli mi recano le mie verdi tempre,
e ’l ferro del sangue che tu mi ha donato
è bene gradito, è dono accettato.

A te lascio scegliere, mio cavaliero,
se a me vuoi donare il tuo succo nero:
le labbra gentili non recano oltraggio
e della tua carne non fanno l’assaggio.

Reclino sul letto l’uomo la fissa,
fulgente l’abbraccia una tal basilissa:
«Titania regina, tu chieder non devi.
Se vita so darti, son qui: per cui bevi!»

[Franco Pezzini per Dama Daino]

Metalli Commedia può essere acquistata su AMAZON in formato cartaceo o Kindle.


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12 Dicembre 2020 12 Dicembre 2020 - TITANOGENIA

#Titanogenia

Titanogenia, Signora dei metalli,
ch’agl’ignoranti dai di raspa e pialli,
Tu che traesti Alice oltre lo specchio
ne la Commedia mirabile apparecchio,
Tu che fucini ‘l armónia dei tuoi versi
con ritmi, crasi e accentazioni tersi,
e come in opre d’alchemico athanorre
da’ Tuoi matracci l’oro riesci a torre.
Tu corazzata di metalli urlanti
assai più che Marfise o Bradamanti,
e d’oricalco le chiome Tue aureolate
dei grandi fabbri d’Atlantidi passate,
Titanogenia! Alle Tue ginocchia
ricerca grazia il devoto che adocchia
nella Tua mano lo scettro metallaro,
che si rivela una penna d’acciaro.
Fedel celebro Te Dama Clarida
in sintonia coi Dattili dell’Ida,
e co’Ciclopi e degli Efesti il coro,
che da’ metalli fucini il Tuo oro.
Più che i clangori delle loro forge,
limpido e chiaro è il Tuo canto che sorge,
che coronato di metallici allori
scende tra noi devoti estimatori.

[Franco Pezzini]

Metalli Commedia può essere acquistata su AMAZON in formato cartaceo o Kindle.


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6 Ottobre 2020 6 Ottobre 2020 - Filastrocca Chiara Daino



Chiara dice di no alla poesia Chiara
irritata irosa poetallara spara
nelle tavole rotonde dell’intellighenzia
poetomane qui ce ne sono con la zia
delle voci lavandaie alle tue orecchie
sature tiri sassi e chiodi nelle catapecchie
perché l’individuo può sempre originare
e orinare e la fame nella Merca sì lappare
nel muto tuo già detto tutto (non) tace
sì, dai, quel gruppo, sì, dai... Come l’antrace.

[Andrea Canova]


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2 Giugno 2020 2 Giugno 2020 - VIRUS 71 - Ristampa

A 10 anni dalla prima edizione, in data 02/06/2020 la Dama Daino pubblica la Ristampa di: Virus 71: #omm ' e mmerd.
Alla prefazione di Tommaso Ottonieri si aggiunge il nuovo intervento critico di Marco Ercolani. Il libro può essere acquistato su AMAZON in formato cartaceo o Kindle.

«Quanti mariti ho avuto? Miei o delle altre?»
[Zsa Zsa Gabor]

Virus 71 [omm'e mmerda] è Smorfia per ridere del confine [sottile] che separa la Mantide dalla Meretrice.
Tra vittimismi e autolesionismi, questo «Canzoniere» sberleffa chiunque creda all’Amore poetico.
MASTICA E SPUTA diventò: MASTICAZZI se s’INGOIA.


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22 Maggio 2020 22 Maggio 2020 - DIET WARS: L'ADIPOCITA COLPISCE ANCORA Intervista alla Dama

Nell'intervista riportata qui sotto la Dama Daino ci racconta la sua esperienza di editing durata ben 10 anni.
Leggiamo cosa abbia significato mettere le mani in pasta su “DIET WARS”, Libro del Dr Ercole Sterolo appena pubblicato su AMAZON


Ferrau: buongiorno Daino, vorrebbe brevemente raccontarci del suo decennale editing?
Dama: buongiorno a Lei. Cercherò essere più chiara che breve: cari Autori, un Medico Vi chiede curare il Suo Libro? FUGGITE SCIOCCHI!
F: buahuah! Perdoni risata. Aggregandomi alla Compagnia dell’Anello, partiamo dal titolo: perché Diet Wars?
D: il testo originale fu scritto nel 1985 e s’intitolava Alimentazione questa sconosciuta; inevitabilmente: un titolo Anni Ottanta [«non finiranno mai»] e fu primo scontro col Dottore che mi propose altri improbabili titoli [Te la do io la dieta; Tutto il resto è soia; Alimentazione indietro tutta; e altri fraseggi da Bandiera Gialla]. Impiegai solo un decennio per coniare Diet Wars che, sia benedetto Lucas, fu miracolosamente accettato.
F: l’onnipotenza di Star Wars è nota. Dobbiamo aspettarci, quindi, un testo fanta-scientifico?
D: la stesura stessa fu saga infinita. Stanco dei libri da orchite fulminante e dei dannosi manuali scritti e promossi da ciarlatani, fui contattata per rendere piacevole e divertente imparare l’Arte di nutrirsi correttamente, intessendo un romanzo di formazione che avvincesse il lettore. L’impresa fu spiegare a un gastroenterologo la punteggiatura esista e non sia additivo opzionale. Non tutti i Medici sono Cechov o Ercolani...
F: a proposito di nomi: come mai l’Autore decise di usare pseudonimo?
D: ringraziando, in primis, Ilaria Dall'Igna [fu Lei a suggerirmi Ercole Sterolo, salvandomi da un altro decennio di risse], il Dottore tiene alla Sua serietà professionale maniacalmente e, odiando dopolavoristi, volle condividere esperienze e conoscenze, senza egotismi propri di mestieri altri.
F: dobbiamo dedurne sarà un testo alla Daino.
D: no. Questo «lo capisce anche un bambino».
F: grazie, che la Forza sia con noi.
D: e liberaci dal reflusso sicuro, amen.


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21 Maggio 2020 21 Maggio 2020 - DIET WARS: L'ADIPOCITA COLPISCE ANCORA

Dopo 35 anni di gestazione e 10 di editing... Finalmente...

Il 20/05/2020 il nutrito romanzo DIET WARS: L'Adipocita colpisce ancora, del Dr Ercole Sterolo, vede la luce dopo esser stato sapientemente metabolizzato dalla Dama Daino (curatrice del solo editing)!

SINOSSI
In un mondo diviso tra chi non sa cosa mangiare e chi non sa come mangiare, il Dottor E. s’arma di esperienza e professionalità, affrontando la Guerra Alimentare che piaga la Via Lattea. In un divertente romanzo di formazione (e di informazione) affronterà pazienti presuntuosi e colleghi spocchiosi, darà battaglia ai ciarlatani e agli incompetenti, in una strenua lotta intestina che metterà a dura prova la Forza del Nostro. Non mancano le avventure e le disavventure famigliari, le abbuffate erotiche e le erculee imprese (convincere Jabba the Hutt a seguire una dieta bilanciata non è compito semplice).

Cercando di non farsi fagocitare dalle armate di Guru e Santoni intenzionati a conquistare lo Spazio (più che profondo: LARGO), il Prode Sterolo sfiderà anche il lato Oscuro dell’Umano, sottoponendo al lettore diversi questionari per testare quanti pregiudizi nutrano le nostre tavole.

DIET WARS è un libro da DIVORARE!

«Una cosa è sicura, diventeremo tutti magrissimi!»
Ian Solo - Star Wars: Episode IV - A New Hope


Il libro è disponibile su AMAZON sia in formato elettronico (Kindle) che cartaceo.


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14 Marzo 2020 14 Marzo 2020 - CHIARA DAINO SARÀ PRESENTE NELLA NUOVA ANTOLOGIA CURATA DA ANDREA MAGNO

È prossima la pubblicazione della Antologia poetica intitolata FUORI DAL CORO POESIE MAI PER CASO, curata da Andrea Magno, che conterrà 3 inediti della Dama Chiara Daino.

Nell'attesa godetevi questo ulteriore inedito:

Matite e Patite *

È poeta è.

Una carogna ghiotta d’inutile
che stima prefiche
ma spaccia prediche;
frutta bene: sfrutta il male civile.

È l’epato è.

Una parola da storie mediche
che ammorba il fragile:
bevi? Sei labile
frutto – marcio: rutto rime cariche.

* Inedito per Andrea Magno; con la partecipazione straordinaria di Marcello Ferrau; Andrea Brancolini e Ginevra Ballati che acconsentirono donare pro bono [pro–mozione]


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13 Dicembre 2019 13 Dicembre 2019 - SPOKEN WORDS: IVO DE PALMA legge METALLI COMMEDIA

«Con la mia voce, un breve estratto da "Metalli Commedia", di Chiara Daino.
Coltissima e metallara al tempo stesso (evidentemente le due qualifiche possono coesistere), Chiara rilegge la Divina Commedia in chiave Hard Rock/Heavy Metal. E se Alice Cooper, e in questo estratto Bruce Dickinson degli Iron Maiden, sono novelli Virgilio, Beatrice lascia il posto (in sella a una moto) al buonanima Lemmy Kilmister, il fondatore dei Motorhead. Siamo in un Paradiso il cui firmamento è costellato da fluttuanti chitarre e bassi Rickenbacker. La narratrice è stretta al suo mentore, un po’ per la soggezione del luogo, un po’ per il virile e attrattivo carisma di costui.
E qui troviamo due elementi che certo Dante non avrebbe collocato così vicino alla somma luce: il già citato Lemmy Kilmister, per cui "smettere di bere" significava semplicemente non scolarsi una bottiglia intera a sera, e il discusso ex-cantante dei LostProphets, Ian Watkins, attualmente in carcere.
Metalli Commedia” è attualmente in riedizione e potete ordinarlo cliccando su “acquista ora” nella pagina FB Metalli Commedia»

Con queste parole il grande doppiatore Ivo De Palma accompagna il video in cui declama le prime terzine estratte dal Primo Canto del Paradiso.
Un meraviglioso omaggio alla Dama Daino da parte di un Artista la cui VOCE è NOTA a tutti: Ivo De Palma - Wikipedia.

Il VIDEO può essere visto ed ascoltato sul canale Youtube del Maestro.
E ancora: GRAZIE!



#ivodepalma #dama #chiaradaino #metallicommedia #divinacommedia #alicecooper #motorhead #lemmykilmister #ironmaiden #brucedickinson #ianwatkins #rickenbacker #lostprophets #paradiso
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5 Ottobre 2019 5 Ottobre 2019 - 11.30: NON HO PRESO L’OPTALIDON [monologo per endiadi vocale]

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all'attivo? ...»
«Io? – [un balbettio nefando,
non ho preso l’optalidon,
mi trema la voce
di ragazzo malato] –
Io? Una disperata vitalità.


Se qualcuno mi chiede [e qualcuno
me lo chiede] dove vado con me
risponderei di non saperlo. Ho avuto
fin nel ventre materno, con la gioia,
questa sicurezza in una vera,
assoluta, inconoscibile irrealtà.
L’undici e mezza mi sento morire»

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all'attivo? ...»
«Io? – [un balbettio, nefando
non ho preso l’optalidon,
mi trema la voce di ragazzo
malato] – Io?
Una disperata vitalità:


vitalità [la diversità!],
la diversità che mi fece stupendo
e colorò di tinte disperate
una vita non mia, mi fa ancora
sordo ai comuni istinti, fuori dalla
funzione che rende gli uomini servi
e liberi. Morta anche la povera
speranza di rientrarvi, sono solo
[e non voglio esser solo] sono solo
per essa, coscienza.
E poiché il mondo non è più necessario
a me, io non sono più necessario.
Le undici e mezza mi sento morire»

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all'attivo? ...»
«Io? – Un balbettio…
Di ragazzo malato –
Io? Una disperata. [Vitalità…


...el vuelo! el vuelo! el vuelo!

…A. Machado…
…A Casarsa
A Casarsa nasceva, un giorno, il sole:
e io dov’ero? Nella schiuma lieve
iridata del sonno, con il cuore
dentro un soave bozzolo di luce,
volavo. Estasiato, senza ali,
volavo a mezza strada tra la terra
e il cielo, volavo nella luce
delle campagne illuminate in sogno.
Le undici e mezza mi sento morire
e io dov’ero? Volavo…

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo? ...»
«Io?


Io vorrei soltanto vivere
pur essendo poeta
perché la vita si esprime anche solo
con se stessa...
Perché la vita
si esprime anche solo con se stessa....

NON C’È ALTRA POESIA CHE L’AZIONE REALE!
Non c’è altra poesia che

… La tramontana:
era l’inizio del giorno
per misteriosa elezione...
Ma quando, a notte…

I Santi? Non sono...
i Santi non sono
il sole, il sole...

Non so che amarezza...
Scommettitori, puntate!

Ecco, sono stato condannato
APPENDICE: la mancanza di richiesta di poesia

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?...»
«Io? – [un balbettio?]


Io? Dov’ero?
Volavo…

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre...

[Cerco il perdono da la madre mia]

È a terra, non si difende più...
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.

E non può più parlare
– le undici e un quarto –

Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l'ironia, avevo il silenzio.

[E silenziose primule…]

Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.
Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall'esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.

[Cerco il perdono da la madre mia]

Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.
E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.

[Un balbettio, nefando… Non ho preso l’optalidon…]

Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane...
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore

[di ragazzo malato…]

E sto qui ad aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.
La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
– che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto –
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?

Mezzanotte: m’ ho da confessare

Le undici e mezza – mi sento morire!
Bisogna resistere!
Nella rabbia e nello scandalo,
nello scandalo e nella rabbia più che mai,
ingenui come bestie al macello…»

«Dio mio, ma allora cos’ha lei
all’attivo?...»
«I-o-un-bal-bet-ti-o-ne-fan-do
non ho preso l’optalidon
mi trema la voce
di ragazzo malato]
Io? Una dis-pe-ra-ta VITALITÀ:


Sesso, consolazione della miseria!
La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un'antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita.

IL VOLGAR’ELOQUIO: AMALO!

I magnaccia, attorno, a frotte,
gonfi e sbattuti, coi loro baffi
brindisi o slavi, sono
capi, reggenti: combinano
nel buio, i loro affari di cento lire,
ammiccando in silenzio, scambiandosi
parole d'ordine: il mondo, escluso, tace
intorno a loro, che se ne sono esclusi,
silenziose carogne di rapaci.

Lega e nutri la vacca smarrita
purché sia una vacca!»

«Dio mio, ma allora
cos’ha lei all'attivo? ...»
«Io? Un nefando balbettio!


Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c'è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è il disonore...
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
ricomincia, nemica, ricomincia
ricomincia, nemica, ricomincia

per migliaia di volte, con ponti
e labirinti, cantieri e sterri,
dietro mareggiate di grattacieli,
che coprono interi orizzonti
nel dire Buonanotte
anziché Vorrei morire»

«Dio mio, ma allora cos’ ha
lei all'attivo?...»
«Io?

Ragazzo malato
– nella facilità.

Nella facilità dell’amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all’avventura
sicuri d’essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell’essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.

Del tosatel la parola è rispetto.
[Eccesso d’ingenuità
eccesso di squisitezza!.]
Del tosatel la parola è – rispetto!
La parola è il teatro – di parola!»

«Dio mio, ma allora cos’ ha?»
«Io, un balbettio:


Una coltre di primule...
Scheletri col vestito...
Quando una troupe...
Vedo la troupe in ozio...
Un solo rudere...
Ci vediamo in proiezione...
Lavoro tutto il giorno...
Supplica a mia madre
La ricerca di una casa
La realtà…

Realtà:
mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?

Che madri avete avuto...

Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
i chiude nel vecchio rifiuto morale.

Cerco il perdono da la madre mia
[io non ho preso l’optalidon]
Ecco! Cerco e mi domando:
che madri avete avuto?

Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
HANNO IMPARATO
a non dare né dolore né gioia»

«Dio mio, ma allora cos’ha?»
«All’attivo?... Io?

Catenaccio – Triangolazioni – Conclusioni
Goal!
Io? Mi domando che madri avete avuto.

Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d'accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Facendo ciò che non dice
Facendo...

CHINARE SENZA AMORE LA TESTA


Io? Mi domando che madri avete avuto.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.

Io? Cerco il perdono da la madre mia
Io? Un balbettio di

madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Sopravvivete

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini»

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?...»
«Io! Una disperata vitalità!


E oggi vi dirò che non solo
bisogna impegnarsi nello scrivere, ma nel vivere
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame

FAME! FAME! Fame

d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Le undici e mezza mi sento morire»

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?...»
«Io? Ragazzo malato,

prendi questo fardello, ragazzo che mi odii – e portalo tu.
È meraviglioso. Io potrò così andare avanti...»

«Dio mio, ma allora? ...»
«Mi trema la voce


Come in un velo giallo...
Camminavo nei dintorni...
Un areoplano... E volavo...
Manca sempre qualcosa...
Un biancore di calce...
L'idea di venir meno...
Il film l' ho già girato con Cristo...
Credendomi inaridito...
Così mi salvo...

Questo è teatro! Questo non è teatro!
Lo stupendo Living Theatre
... Il grande Totò,
il folle Totò...
Carmelo! Bene...
Il Teatro del Gesto o dell’Urlo.

Torno, ritrovo il fenomeno...
Torno... E una sera...
TORNO, E MI TROVO!»

«Dio mio, ma allora? Io?

Comunicato dell'Ansa [Propositi]
Comunicato dell'Ansa [Scelta stilistica]
Comunicato dell'Ansa [Ninetto]
Comunicato dell'Ansa [Un cane]
Trasumanar e organizzar
la porta della storia

La porta della storia è una Porta Stretta
infilarsi dentro costa una spaventosa fatica
c’è chi rinuncia e dà in giro il culo
e chi non ci rinuncia, ma male, e tiri fuori il cric dal portabagagli,
e chi vuole entrarci a tutti i costi, a gomitate ma con dignità;
ma son tutti là, davanti a quella Porta».

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?...»
«Io?


Io?
Che io possa esser dannato
se non ti amo.
Solo l’amare, solo il conoscere conta,
non l’aver amato,
non l’aver conosciuto.

Le undici e mezza mi sento morire
Portalo tu...

E se così non fosse
non capirei più niente
tutto il mio folle amore
Gli vidi in faccia la mia gioventù

lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

passa Pasolini guai a chi lo tocca

ma l’erba soavemente delicata
di un profumo che da gli spasimi
– tu non fossi mai nata –

Portalo tu
tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così

passa Pasolini – guai – a chi lo tocca

il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso
perciò io vi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta

passa – Pasolini guai a chi lo tocca

ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura
l’unico e tutto il mio folle amore
Le undici, le volte che l’ho visto

lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
così:
passa Pasolini. Guai a chi lo tocca!».

«Dio mio, ma allora cos’ha
lei all’attivo?...»
«Io? – Passa Pasolini


Persi le forze mie persi l’ingegno
Torno e mi ritrovo...
Persi le forze mie
Che la morte m’è venuta a visitare
E leva le gambe tue da questo regno!
E non voglio esser solo
Le undici e un quarto io mi sento ferito
Davanti agli occhi ho le mani spezzate E la lingua mi diceva “è andata è andata”
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo

Le undici e un quarto: mi sento ferito.

Le undici e mezza, mi sento morire .
La lingua mi cercava le parole
ma queste son parole!

COMUNICATO DELL’ANSA

Non ho preso l’optalidon, mi trema la voce
E tutto mi diceva che non giova
non giova non giova... Ho fame!
Le undici e mezza mi sento morire;
mezzanotte. M’ ho da confessare:
cerco il perdono da la madre mia
e questo è un dovere che ho da fare.
Io a mezzanotte m’ ho da confessare!

Ma quella notte volevo parlare:
la pioggia il fango e l’auto per scappare
solo a morire lì vicino al mare
e non voglio esser solo!

Ma quella notte volevo parlare.

E non può ! Non può?
Può più? Parlare può?
Non può non può
Può più parlare può
più parlare

HO UN’INFINITA FAME

Persi le forze mie persi l’ingegno
Che la morte m’è venuta a visitare
come mio padre.

E leva le gambe tue da questo regno!
Persi le forze mie persi l’ingegno»

«Dio mio, ma allora cos’ha lei all’attivo?...»
«Io? – [un balbettio, nefando
non ho preso l'optalidon, mi trema la voce
di ragazzo malato] –

Io? Passa Pasolini guai a chi lo tocca
Io?

UNA DISPERATA
VITALITÀ.



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