Chiara Daino
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2016, Romanzo
L'Arte del Ragno L'ARTE DEL RAGNO
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2015, Versi
Al Pubblico Nemico AL PUBBLICO NEMICO
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2014, Romanzo
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2011, Romanzo
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2010, Versi
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2006, Romanzo
Blog



Genovatune Estratto da Genovatune
16 Dicembre 2008
Non so se siate mai saliti in una metropolitana affollata. Tutto intorno a voi, sempre, c'e' solo gente sudata che vi si attacca addosso, e inizia a spingere. Sempre di piu', sempre piu' forte. E parla, discute, ansima di qualcosa di cui non riuscite a capire il senso. Qualcuno urla. Qualcuno e' al telefono e gesticola da solo, qualcuno cerca di comunicare con il proprio compagno di viaggio che e' rimasto a tre metri di distanza, ed e' circondato da altre persone che condividono il suo medesimo destino. Potete percepire chiaramente gli odori che provengono da tutte le almeno otto persone che vi stanno circondando, e non vi sono vie di fuga. Non fino alla prossima fermata, di sicuro. Poco per volta, vi rendete conto che state iniziando a contare i secondi che vi separano dalla fine di quella tortura, e vi domandate quale divinita' abbiate offeso per dover espiare un cosi' tragico supplizio.

Ed e' allora, che in genere succede.

La vostra attenzione cade su di una persona in particolare, che per un motivo o per l'altro cattura completamente tutti i vostri sensi. Iniziate a guardarla, percepite perfettamente l'alone di espressa spiritualita' che lo pervade, e tutto quello che vi circonda, tutto quello che fino a pochi istanti prima vi causava nausea e rigetto, magicamente scompare. Svanisce. Si dissolve come per incanto, mentre la vostra mente e le vostre pupille si trovano a godere della vista di quel passeggero cosi' particolare, cosi' unico, cosi' diverso da quella massa di belanti pecore e ammuffiti corpi in putrefazione che lo stanno circondando credendosi simili a lui. Se siete particolarmente fortunati, poi, potrete scoprire che quella persona e' accompagnata da qualcun altro altrettanto meritevole di attenzione, e lo scambio di gesti, di attenzioni, di semplici occhiate che comunicheranno quei due corpi vi lascera' con il fiato sospeso, increduli quasi di aver avuto la fortuna di incontrare qualcuno che ancora riesca a catalizzare in quel modo la vostra attenzione. L'attenzione di tutti.

A pensarci bene, un concerto e' molto simile ad un viaggio in metropolitana. O perlomeno, alcuni concerti sono identici a certi viaggi. Sai da quale fermata parti. Sai dove intendi arrivare. Ma tutto quello che succede nel mezzo, tutto quello a cui assisti quando le note iniziano a spargersi e dissiparsi tra una frase e l'altra, e' una sorpresa continua se hai la fortuna di incontrare un viaggiatore tale da catturare la tua attenzione. E, signore e signori, Fabio Lione c'e' riuscito perfettamente. Dall'alto di un'esperienza oramai consolidata, ha avuto la fortuna di essere accompagnato alle chitarre da Pier Gonella, un veterano della sei corde. E lo spettacolo che hanno messo in piedi e' stato qualcosa di grandioso, nonostante i brani proposti fossero soltanto [soltanto?] cover di brani piu' o meno metal degli anni '80.

Fool For Your Loving - Whitesnake
Cherokee - Europe
I Want It All - Queen
Looking For Love - Whitesnake
You Give Love A Bad Name - Bon Jovi
Breaking The Law - Judas Priest
Carrie - Europe
The Final Countdown - Europe

E ancora.

Tears Of The Dragon - Bruce Dickinson
Love Ain't No Stranger - Whitesnake
Fear Of The Dark - Iron Maiden
Rock The Night - Europe
Open Your Heart - Europe
Liar - Y. J. Malmsteen
Here I Go Again - Whitesnake
Still Of The Night - Whitesnake

Un'ora e mezza di musica senza soste, un'ora e mezza di musica pura e sempre sul filo dei cori che immancabilmente il pubblico regalava ad un frontman esperto e sicuro di se', una voce calda e potente, anche se forse troppo relegata in un palco piccolo come quello del Nota Bene, soprattutto dal momento che doveva dividerlo con il gruppo che li accompagnava, i Geminy. Geminy che avevo gia' avuto l'occasione di sentire quest'estate al Balla Coi Cinghiali, e che considero un ottimo gruppo di esordienti nonostante tra le loro fila si nascondano persone [o musicisti, scegliete voi] non certo di primo pelo, ma che svaniscono letteralmente se messi di fronte alla presenza scenica dei due gia' citati Lione e Gonella. Un gruppo spalla senza infamia e senza lode, con qualche sbavatura tecnica qua e la' [niente di preoccupante, intendiamoci], ma: ancora del tutto privi di quell'esperienza che puo' permetterti di dominare un palco e di renderlo parte di te, ancora del tutto privi del potere di catturare gli sguardi di tutti i presenti e non solo di una parte di esso, pagante e individualmente appagato.

La metropolitana ha continuato il suo viaggio, incurante dell'ora tarda e di tutte le persone che salivano e scendevano, scambiandosi opinioni. C'era chi approvava entusiasta, e chi usciva storcendo il naso. Ma talvolta, il naso lo si dovrebbe storcere per la puzza che sale dal proprio corpo, e non per l'ambiente circostante. Un viaggio in metropolitana e' come dieci anni della vostra vita. Dove siete arrivati, alla fine del vostro viaggio? Cosa avete imparato? Guardatevi alle spalle, e ricordate chi eravate quando siete saliti. C'e' chi merita di catturare gli sguardi, e chi non puo' far altro che continuare a guardare. Un viaggio in metropolitana e' come dieci anni della vostra vita. Siete pronti per affrontare il confronto, con umilta'?

D.A.


For too long now
There were secret in my mind
For too long now
There were things I should have

said

Subito: e' troppo il tempo
dei secreti chiusi in cranio.
cosi' tanto tempo dall'ora
era quanto - avrei dovuto
dire

[ Tears Of The Dragon, Bruce Dickinson ]

MUSICISTI? PARLIAMONE...

Musicisti? Parliamone...
VI AMO [ e lo sapete ]. VI ASCOLTO [ senza distinzione di genere ]. VI APPOGGIO [ e ne scrivo ]. Ora e' ora di dirvelo: non dimenticate! Non siamo SNORKY e non siamo "tutti amici e percio' felici". Non dimenticate: se e' il caso - VI AFFRONTO. E sfodero la lunga lama delle humanea litterae. E la chiave [ di volta e rivolta ] e' il termine: HUMANAE. Per scelta non scrivo [ quasi mai ] critiche negative, semplicemente perche' il principio per parlare di Musica e' lo stesso per parlare di Poesia: non esiste una brutta poesia o una brutta musica. O e' Poesia o non lo e'. O e' Musica o non lo e'. Punto.
Premesso questo, la soggettivita' del singolo scrivente [ io ] non si sdilinquisce, non sciorina complimenti "ad minchiam", non si schiera dalla parte di chiunque si dica: artista/artigiano/artistoide/artefatto, ...
Oggi l'urgenza e': dire basta! Sono stanca: inciampare nel vuoto mi stanca. Sono stanca di chi continua - imperterriti imbecilli - a dirsi, a ribadirsi: migliori. Migliori come musicisti, migliori come baristi, migliori perche'? Perche' maschi? Per onniscienza infusa direttamente da Priapo? Migliori perche' abituati a scambiarsi pacche sulle spalle? Migliori perche' il confronto e' col compagno di merenda, col vicino di casa, con il ragazzo che ha appena imparato il giro di do?...
Se vi parlo di pagina, di palco, vi parlo con coscienza [ di causa ]. Non basta il talento, non basta la tecnica: ci vuole la tensione del carisma. Non basta credere: bisogna convincere. E molti di voi sono arrivati a credere a tutto quello che dicono, a tutto quello che si raccontano. Senza piu': rispetto. Senza piu': metro critico. Senza piu': coscienza storica.
Un precetto per chi "prosa" e': assomigliare a cio' che si scrive. E allora vi chiedo, voi assomigliate alla vostra musica? Allora vi chiedo: rispetto! Io ho SPOSATO il mio mestiere [ che vi piaccia o meno: e' un mestiere ]. Nessuno mi conduce all'altare - ne' per maritarmi ne' per immolarmi. Vi chiedo: e' un problema il mio corpo di donna? Mi chiedo: perche' devo sentire una riga di stronzate? Rispetto, ragazzi, rispetto! La mia sacrosanta gavetta continua. E non si improvvisa. Mai! In nessun campo. E voi tuttologi - tuttofare - tuttochiosare avete mai ipotizzato che il pubblico sia digiuno? Avete mai - anche solo per un mero contatto neuronale - pensato che il pubblico legga di musica? Mai vagamente sfiorati dal dubbio che chi scrive non sia un'adorante automa pronto ad esaltarvi a prescindere? [ Per carita', solo gli autori e gli attori devono ingoiare stroncature, giuste/ingiuste che siano...]. Oh molta massa di musicisti/musicanti/musichieri, magari prima di ridermi in faccia - perche' non provate [ almeno ] a rispettare la professione? Perche', tronfi hobbysti del sabbato, questa e' una professione: palco e pagina mi procurano la pagnotta! E ha ragione l'inetto che mi disse: "professionista del cazzo!". Anche se avrei preferito: "una cazzo di professionista!". Se si vuole "giocare" con le parole: si deve sapere - e' un gioco GRAVE - la tomba si termina a colpi di lingua...
E quali termini/titoli vi firmano? La vostra scelta coraggiosa? La vostra scelta di vita? Se scegliete gli accordi: IMPARATE a scegliere anche le parole quando vi rivolgete a qualcuno che non conoscete! [Your momma told you that you're not supposed to talk to strangers - e si cita Ozzy]. E quale senso/scopo imprimete ai vostri spartiti?

Se sul palco [ Nota Bene, Rapallo, 12/12/2008 ] canta Fabio Lione e suona Pier Gonella abbiate la decenza - se non la sapienza - di: togliervi il cappello e rendere grazie. E imparare da chi: e'. Ed e': grande. Decisamente piu' grande di voi. Serata cover. E se le cover sono interpretate da Lione/Gonella diventano: originali. Talento e tecnica, professione e personalita'. E questo: con l'occhio/orecchio del pubblico. Si aggiunga tutta la stima per quel "saper tenere il palco, saper stare sulle scene" - che tanto anima la mia radice attoriale. Fabio Lione e Pier Gonella NON devono piu' "dimostrare". Ne' io - recensire. Semplicemente: mi inchino. E tributo il giusto. Questo perche' chi scrive NON e' una musicista. Pur: valenza testuale, presenza scenica e comunicazione - sono sfere a me note.
E non posso tollerare [ non piu' ] la livella che vuole tutti sullo stesso piano. Lasciate alla Tv di prostituzione l'idea che tutti possano fare tutto. Essere o non essere. E questo - rimane. Lione e'. Gonella e'. Arte. Punto.
E a capo. Lo dico: e ve lo ripeto, nel caso foste impegnati a farneticare. E ve lo dico con le Parole, le Parole che Operano e rimangono. Le Parole che (in)segnano:

La porta della storia e' una Porta Stretta
infilarsi dentro costa una spaventosa fatica
c'e' chi rinuncia e da' in giro il culo
e chi non ci rinuncia, ma male, e tiri fuori il cric dal portabagagli,
e chi vuole entrarci a tutti i costi, a gomitate ma con dignita';
ma sono tutti la', davanti a quella Porta.

[ P.P.P.]


Chi passa di la'? Al momento chi scrive - passa al di la' [ impara piu' dai miti dei morti mai morti - che dai vivi morti in vita ]. Quello che dovevo/potevo/volevo - vi ho detto. E sono io chi: non vuole piu' "avere a che fare" con la molta meschina melma. Ho da fare, da fare anima. Essere non e' dato semplice. Scrivere non e' sterile. E se non sai, non sporcare le parole. E se non sei, non pronuncio il tuo nome nullo. A ognuno il suo [ carretto ]. Ci vediamo a dramma finito, a bocce ferme, tra un paio di secoli, ...
Sara' solo la Storia a mettere la parola: FINE!

There is a WORD
Which bears a sword
[ Emily Dickinson ]

C.D.

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