Chiara Daino
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La poesia e lo spirito Estratto da La poesia e lo spirito
23 Gennaio 2010 07:00:38

Da bravi, siete rimasti una manciata. Tutti in fila. Uno. Due: tre…

Manca qualcuno? Mirror Neurons! Lascia quel dannato specchio per un secondo; e porta qui i tuoi dendriti! Tutti pronti? Foto ricordo al cervello fottuto! Bene, andate in pappa, tranquilli…

Cari pronipoti,

questo è l’ultimo, l’unico ritratto che spero conserverete – nei vostri destini di domani – dei vostri patrimoni genetici dell’altro ieri. Non ho tempo, non è più tempo per raccontarci, per mentirci. E non resterà altra traccia del “coltello di ghiaccio” [no! Nemmeno su Wikipedia!]. Delle altre armi, sì. Delle altre morti, sì. Del “coltello di ghiaccio” e delle sue vittime, no! Dal 1954 cercano di smentire Alfred [«Non esiste il delitto perfetto»] e, finalmente, ci sono riusciti. Per motivi facilmente intuibili, non ne hanno dato notizia. Jimbo & co. hanno provato a dirvelo. Buonanima di Burton [manchi Cliff!] lo sussurrava, con tono grave: «Oh Padrone dei Burattini, dove sono i sogni che ho avuto? Mi hai solo mentito. Risate, tutte le cose che sento o vedo sono solo risate. Risate, risate, ridere dei miei pianti… Manipolami ed entra nel mio corpo!».

Il “coltello di ghiaccio” si scioglie – ben prima che i vostri cadaveri siano putrefatti. Nessuno saprà chi vi ha ucciso. O meglio: lo sapranno in due. Chi vi ha ucciso [e si guarderà accuratamente dal rivelarlo]. E chi vi ha amato [e non potrà incastrare il colpevole]. Noi abbiamo visto tardi, troppo tardi – l’affilata lama gelida. Feriti a morte, non morti del tutto, prima di trapassare come tutti, prima di tanti: scriviamo ancora dei piccoli scudi. Qualche spicciolo di speranza perché vi difendiate in tempo, per tempo, nei vostri tempi futuri…

 

  • il Male maiuscolo, non si ficca una targa luminosa in fronte e un completo fosforescente per dirvi: cucù! «Sono il Male, sono cattivo cattivissimo e sto per ucciderti!». Sarebbe quanto meno stupido. E il Male maiuscolo è – tutto – tranne che stupido [si consiglia la visione quotidiana de l’Avvocato del Diavolo].
  • liberatevi dai “sensi di colpa”. Eccetto rari, santi, casi: se non sei presente sotto quello spicchio di cielo che sanguina la terra, non puoi fattivamente fare un benemerito! Prega per i fratelli e per le sorelle distanti, e corri a trovare tua nonna o l’ottuagenario tuo vicino di casa che sta male anche lui, ma il Telegiornale non lo comunica perché non fa notizia [si consiglia preferire: la grande gioia del particolare possibile, all’infinita depressione dell’universale irrealizzabile].

 

  • Rimbaud [tanto per citarne uno] era/è Rimbaud nonostante si drogasse. Non perché si drogasse. È diverso. Abbraccialo forte, ma drogarti non ti servirà a scrivere come lui. E non sai quanti aspiranti scrittori/musicisti/artistoidi ho visto drogarsi per essere [atteggiarsi da!] dannati e maledetti. Sono morti senza comporre una straminchiazza [si consiglia leggere: Heavier Than Heaven, Arcana Edizioni, pag. 375: «[…] e una figlia che mi ricorda troppo com’ero. Piena d’amore e gioia, bacia tutti quelli che incontra perché tutti sono buoni e nessuno le farebbe mai del male. E mi terrorizza fino al punto che non riesco più a muovere un muscolo.  Non sopporto l’idea che Frances diventi il miserabile death rocker autodistruttivo che sono io…»].

 

  • sopportare non è facile. supportare lo è ancora meno. Quindi: quando ti devasti, tirati un calcio in culo da solo [tranquillo, gli Amici non lo faranno – per paura tu glielo renda!]. E te lo dico con cognizione di causa: mai sopportato certe orde moleste/malefiche da sobria. E ho fatto il loro gioco: ti serve – anche – il fegato, per vivere. E per difenderti. E qualche neurone in più, aiuta. Evita di bruciarteli tutti perché chi sussiste solo per perorare, scientemente, la propria cattiveria: non si distrugge. Distrugge te. E senza muovere un dito. Aspetta che tu ti distrugga da solo/sola. Non valga come predica, che le detesto e non sarei [comunque mai] credibile – ma come: presa di coscienza. Chi tonsilla queste parole, sgola l’esperienza di chi si è sgolata mezza fabbrica di Pampero. Ognuno è libero di devastarsi, ma ricorda: se qualcuno ti volesse colpire, vince facile. Un tizio in un bar mi disse: «farti male è come picchiare un neonato che fa la cacca: terribile, ma semplice. Anche per un bambino delle elementari». Non è stato piacevole, ma lo ringrazio [si consiglia di provare a guardare dentro le pupille di Janis Joplin o di Layne Staley o…]

 

  • dubita, dubita sempre e comunque. Dubita anche delle mie parole, perché io ho fallito. Pure: ci credo ancora. Che tu possa fare, che tu possa – essere migliore. Di me [che non consiglio ma consegno: le mie cicatrici]

 

 

 


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