Chiara Daino
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Genovatune Estratto da Genovatune
15 Settembre 2009
"C'e' solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo." [Charles Baudelaire].

E chi cronaca e' convinta non sia mai tempo perso - l'addizionare attimi all'Arte [e come Attori e come Astanti]. La Notte Bianca di Genova. Partecipare. La Notte Bianca di Genova. Bianca ovvero Nera. Ovvero: congiunzione disgiuntiva-esclusiva. Raccontare o reticere. La Superba ferita dalle fiamme - all'indomani frutta e fiorisce "successi, strette di mano, cheapeau! e cotillon" - per tutti! Bene, bravi, bis! E al solito tutto si ferma: allo stato/strato di superficie. La Notte Bianca, ogni Notte Bianca e' coniuctio di Palco & Pubblico, Performer & Platea - ma c'e' sempre qualche Palco piu' Palco e qualche Pubblico piu' Pubblico - degli altri. E c'e' sempre qualcuno meno giornalista di altri - che' dove la "felpata di lingua al piu' Potente" manca, si compensa con l'Amore. Amore per l'Arte e Rispetto per gli Artisti. Amore armato che chiede [e' sempre una domanda retorica che dissimula la Critica]: accuratamente evitato tutto quello che gremiva/gravitava, in tripudio mediatico, intorno all'MTVday [e si ripete: Rispetto per Artisti e Professionisti, ma gridio gossiparo e proto-presentatori che perseguono e promuovono" l'annientamento sistematico del congiuntivo e della Lingua Italiana" - sono le molte mignatte del mondo che, quando possibile, eludo!], quale "programma" scegliere-seguire?
Che l'orario d'inizio concerti non sia mai [mai!] rispettato e' prassi accettata, quasi un vezzo,... A Genova e' un vizio, fastidioso e reiterato! E se gia' durante il 15? Festival Internazionale di Poesia, grazie alla dilazione tempistica, alcuni Artisti [sempre meno artisti di altri - sia chiaro!] si sono dovuti scusare personalmente col pubblico - la Notte Bianca e' stata uno scempio per quanto riguarda il fattore "Ritardo". Trovando cosa quanto meno sensata che Genovatune seguisse i musicisti/gruppi/artisti Genovesi, l'impossibile gioco d'incastri [forse] avrebbe avuto esito diverso. E di questo mi scuso io, Chiara Daino, con tutti i gruppi di Genova che hanno presenziato e suonato dei quali non sono riuscita a cogliere una singola nota. E mi scuso perche' non scrivero' una sola riga di esibizioni intraviste e suoni intercettati nei passi di corsa per capire chi suona dove e, soprattutto, quando! [Confido negli altri Redattori - nella speranza non si siano tutti dispersi nel "paradiso"di Lolite seminude che' sembravano l'attrazione principale in una Zena generalmente deserta e carente di fanciulle festanti a fiumi... Mentre Daniele Assereto e Kira, fedele tigre-vedetta, erano in piazza Cavour - dietro e sopra il banchetto - inchiodati, indovinate un po'? - da ritardi e ritardi e ritardi e infiniti ritardi!]
Per bilanciare la non-concessa ubiquita', un miracolo: e un quarto di concerto dei Violet ha taciuto [almeno per un po'] lo stramaledire posticipi e proroghe. E, finalmente, l'Arte puo' - e rapisce: precisi e perfetti i Violet tutti magicano tutti i presenti. Bagno Viola di Bellezza: perizia tecnica, profondita' testuale, e la tenuta in tensione del sentire [le cifre che connaturano e contraddistinguono i Violet] - imprimono e impattano [anche] l'immagine: nel chiostro di Sant'Andrea i Violet concretano un trittico di pittura sonora, nello spartito sinestetico che sempre loro. E quindi: il pubblico chiede "ancora Violet!" - pure: non c'e' piu' tempo [e' ufficiale: Crono mi odia!].
E di nuovo nel dedalo di vicoli - conscia di quanto sia ingrata... Per una volta che Genova si popola e pullula di Artisti, Eventi, Manifestazioni, Giovani, Concerti, Balli e Canti e Stand di birra ovunque - riesco, comunque, a lamentare e accusare il colpo di "normali accidenti in Manifestazioni di simile portata/richiamo/ritorno economico/eco informatico/etc..."? Forse sono Vecchia, come la mia Citta', forse perdo tempo e il tempo mi perde, forse e' la volta che lascio ogni serieta' professionale al tempo che trova, e me ne vado a fare festa, senza lasciarne memoria scritta. Forse e' meglio cosi'. E cosi' non e' piu' dubbio, non e' piu' inchiostro, non e' piu' nero, non sono piu'. Non piu': segni sporchi - sul bianco della notte.
Mea Culpa. E mi zinco. Zibaldone che.

[4233] Il tempo non e' una cosa. Esso e' uno accidente delle cose, e indipendentemente dalla esistenza delle cose e' nulla; e' uno accidente di questa esistenza; o piuttosto e' una nostra idea, una parola. La durazione delle cose che sono, e' il tempo: come 7200 battute di un pendolo da oriuolo sono un'ora; la quale ora pero' e' un parto della nostra mente, e non esiste, ne' da se medesima, ne' nel tempo, come membro di esso, non piu' di quel che ella esistesse prima dell'invenzione dell'oriuolo. In somma l'esser del tempo non e' altro che un modo, un lato, per dir cosi', del considerar che noi facciamo la esistenza delle cose che sono, o che possono o si suppongono poter essere. Medesimamente dello spazio. Il nulla non impedisce che una cosa che e', sia, stia, dimori. Dove nulla e', quivi niuno impedimento e' che una cosa non vi stia o non vi venga. Pero' il nulla e' necessariamente luogo. ?dunque una proprieta' del nulla l'esser luogo: proprieta' negativa, giacche' anche l'esser di luogo e' negativo puramente e non altro. Sicche', come il tempo e' un modo o un lato del considerar la esistenza delle cose, cosi' lo spazio non e' altro che un modo, un lato, del considerar che noi facciamo il nulla. Dove e' nulla quivi e' spazio, e il nulla senza spazio non si puo' dare. Per tanto e' manifesto che eziandio fuori degli ultimissimi confini dell'universo esistente, v'e' spazio, poiche' nulla v'e'. E se qualche cosa potesse essere o creata o spinta di la' da quegli estremi confini, troverebbe luogo; che e' quanto dire non troverebbe nulla che la impedisse di andarvi o di starvi. La conclusione si e' che tempo e spazio non sono in sostanza altro che idee, anzi nomi. E quelle innumerabili e immense quistioni agitate dalla origine della metafisica in qua, dai primi metafisici d'ogni secolo, circa il tempo e lo spazio, non sono che logomachie, nate da malintesi, e da poca chiarezza d'idee e poca facolta' di analizzare il nostro intelletto, che e' il solo luogo dove il tempo e lo spazio, come tante altre cose astratte, esistano indipendentemente e per se medesimi, e sian qualche cosa.

[Giacomo Leopardi, Recanati. 14. Dic. 1826]



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