Chiara Daino
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Moulin Rouge Estratto da Moulin Rouge
29 Luglio 2008 13:42:58

Davide Barabino

Davide Barabino

Solve et Coagula

[Davide Barabino: Art and Archetype]

 

«Acting the Solve et Coagula we enter the deep mystery of raw material hanging up the close core again[1]» and that is the way Davide Barabino works to make his light’s stiffs a vox media: all is poison, all is solution. At the same time. By full/empty spaces, by light/dark side effects the primary colours rule. Next to Archetype, next to Alchemy: the Whole, One and many-sided, drew ab origine, drew by new media – to serve the Ancient Man. The Art of Barabino is building up the best masters, thus far off the modern manner [his digital art is outlying]. Eternity is expressing with no nostalgic mood: a cleansing wedding by senses by stresses. The Scanner is always a Sign: the Show is inwardly, apart from the stage. The trace is treating the cause. Feast and Fury at once: we can see the sound’s philosophy. We must feel the meaning of this playing card, of this identity card: the Hanged Man of Tarot[2] is Every Man.

 

 

One eye sees, the other feels

(Paul Klee)

 

Davide Barabino makes merry the Magic by focusing: the view is a mix worked by fire, to smelt with fire all the meat set on fire. That’s why meatmandala[3] is a meeting [prompted by the similar sounding: meat/meet]. Prints are spreading blood, prints are blood went harden, prints are the collective colour.  By Blake’s blush as by Contrast’s charge we clearly could cherish the Soul’s marks in these works. The same marks we stand.  The same scars. The same.

 

 

Only he is an artist who can make a riddle out of a solution

(Karl Kraus)

 

Can Containers configure Contents? the broken body[4] is a screech set up by sections, an amphibian autopsy:  limbs & lampoons. Tears of faces with shred of bowels. We live the blast-off just like goners: the physique is a cold truth, a roasting grave. The Cut on the canvas – is: the post mortem cut.  By thin day-deaths, by bulky packed-planets, by unseen seats: Human (All Too Human) is naked. .A lunch we wear out. X-Rays to dig in, to dig inner the portrait of Dorian Gray: this is the inside feature of solid figures. We are sketches with no title, no name we are. We have to be better, we have to know now, first of all, before sticking with «who is who».

 

 

Art is not what you see, but what you make others see

(Edgard Degas)

 

Rightness is round. The sparkler sphere is by pupil’s palms: eyeprint[5] is the primary part’s praise – the first sight [and the second eye/I: the subject that sees]. Iris has finger-prints,  wisdom is the web to hold the out of sight symbol. The fluid forms at hand are a watering fluxus, just like the real root of get-up-and-go. We surely can call nervous stimulus this playacting: one out-and-out ring where wise waves of colours and contours mix up phos plus psuchê. 

To grow mature is to separate more distinctly, to connect more closely.

(Hugo Von Hoffmannsthal)

 

The work/worked out is to be conducive to breadth/breath in all cases. Barabino gives life to stronghold by beam by bulk: bodyvision[6] is the combination where action (body) is analysis (vision) by clefts on its owns (body-division). Mercury is the matter, mercury is the mild metal moving: it brings to mind the Generated Paintings of Michael Noll. The Technique and the Technology tell the Taste and the Thought. Space is the place: blood plasma mould the mood.  

 

 

Today is the great day of one of the revelations of this world. The interrelationships of these individual realms were illumined as by a flash of lightning;  they burst unexpected, frightening, and joyous out of the darkness. Never were they so strongly tied together and never so sharply divided…

(Vasilij Kandinskij)

 

A white wallop to feed, a white wallop as food:  images[7] is the first person (can you see the puzzling «I’m» – in Images?) turning on the first feathery.  Rush is to point the «lighthouse that tears the hidden heavens out of dark’s hands[8]». Rush is to scream/to stream: «mehr licht![9]». Light like water is a wannabe weir: influence ‘n’ affluent. A different way to digital flair: lives as leaves are loud-looking.

The picky “double bind given by pixel by pathos –  is a personal perspective: Barabino conceals to reveal, he speaks out to screen on. Unwitting is unhurried, utter is under. All is Amid, Hereafter is Here.

 

 

Solve et Coagula

[Davide Barabino e l’Arte dell’Archetipo]

 

 

«Operando il Solve et Coagula si penetra nel mistero intimo della materia riappropriandosi della sua intima essenza[10]» e Davide Barabino rende i corpi di luce una vox media: il tutto è veleno, il tutto è antidoto. Al tempo stesso. Nello spazio pieno/vuoto, nel chiaro/scuro dove domina: il colore primario. E l’archetipo e l’alchimia: il tutto, Uno e molteplice, estratto ab origine, ritratto del nuovo mezzo – a servizio dell’uomo antico. L’Arte di Barabino matura i migliori maestri senza seguire la via moderna [è distante e discostante dalla digital art di Bavari, Bosi, Disa, …]. L’eterno si esplica senza nostalgia: connubio catartico di sensi e scansioni. Il sempre è scanner: l’essere è sondato dal di dentro, oltre lo strumento. La causa si cura col sintomo. Festa e furia sinestetica: sono suoni che scrivono una personale epistemologia. La logica del titulus che lega e si nega – raccoglie ritratti che sono carta. Dei diritti: l’appeso dei Tarocchi[11], il Tao taciuto in ogni «tu». E si lasci: agire l’atto che scintilla.

 

 

 

Un occhio osserva, gli altri sentono.

(Paul Klee)

 

La messa a fuoco di Davide Barbino celebra nuove nozze alchemiche: la prospettiva è fusa. È mista di elementi, amalgama resa di corpus e colore, media e moti. L’orbita dell’occhio – gemma: meatmandala[12]. L’incontro [suggerito dall’assonanza meat/meet] con la carne è in proiezione: le immagini sgorgano dal centro e sono sangue che coagula, che cola, che crea: il colore collettivo. Impressioni dell’incontro: l’inconscio e l’immanente cremano spiriti e sensi per dicotomie cromatiche. La tempra condensa le migliori visioni di Blake, escludendo ogni distinta fisionomia: è impressa l’ombra del creato e dove manca la luce – lì – l’impronta del creatore.

 

 

Artista è soltanto chi sa fare della soluzione un enigma

(Karl Kraus)

 

 

È il contenitore che configura il contenuto? E si opera per sezioni: the broken body[13] è un grido giustapposto, l’anfibia autopsia di membra e mimica. Squarci di volti e sbrani di viscere: vortici e vertigini. Si vive da cadavere la combustione: e il fisico è un fatto freddo, e il fisico è fossa di fuoco. Il taglio della tela – è: taglio a sette. Piccole morti e mondi pieni: gli spazi non visti, l’umano troppo umano è reso nudo. Un pasto che si consuma. Raggi X per scavare dentro e oltre il ritratto di Dorian Gray: il risvolto interno del solido. Sia trittico, sia portrait, siamo tutti: senza titolo, senza nome. Siamo chiamati all’essere e al conoscere, prima di ribadire «chi è chi».

 

 

Ho visto cose bellissime, grazie alla diversa prospettiva suggerita dalla mia perenne insoddisfazione, e quel che mi consola ancora, è che non smetto di osservare.

(Edgard Degas)

 

La perfezione è rotonda. La sfera di cristallo si porta in palmo di pupilla: eyeprint[14] è l’elogio dell’organo primo – la porta aperta alla prima visione [e alla seconda lettura l’occhio/eye evoca l’eco dell’Io/I che elabora e che pensa per immagini]. L’iride ha impronte digitali, la magia è maglia stretta della retina. Sono segni fluidi che fissano se stessi: fluxus di liquido lacrimale, la linfa verde dell’antivedere. Sono segnali nervosi e sono stimoli: la ricezione di impulsi per onde confuse e concluse nel circolo di colori – che riflettono. Lo specchio deformato/deformante: periplo di phos e psuchê.

 

 

 

Genio è chi crea concordanza tra il mondo in cui vive ed il mondo che vive in lui.

(Hugo Von Hoffmannsthal)

 

Il compito/compiuto è conciliare corpi estranei e corpi carismatici. L’aurea si anima a zone alterne: bodyvision[15] è il complesso (body) riportato alla luce (vision) per prendere coscienza delle singole (i)stanze segrete (body-division). E cadono mentre muovono – tutti i veli: danza per toni e per tempre la materia di mercurio. Morbido metallo: incalza, installa. E innalza: l’intima lotta riprodotta nasce sulla scia di Michael Noll (Generated Paintings) e misura un solco più profondo nel soggetto. La tecnica regola l’indagine emotiva: cosa e come ci concreta per contrasti. Si plasma lo spazio: la parte liquida del sangue, lo schermo che radica chi vede. Il ventaglio vira e vibra: sintesi dei singoli sensi. Manifesti.

 

 

La vita dell’anima, affatto interiore, che nell’uomo odierno appare sonnecchiante, è l’origine e il fine delle opere che seguiranno.

(Vasilij Kandinskij)

 

È un suono bianco l’elemento primo che alimenta images[16] (e ancora si porge in prima persona – contratta e celata: I’m).  L’urgenza è puntare il «faro che strappa all’ombra un universo nascosto[17]». L’esigenza si esprime: «mehr licht![18]». E la luce come l’acqua è a cascata e colora per (m)argini rotti: il cavaliere azzurro contamina, influenze e affluenti per impatti di immagini. E la luce come l’acqua è riflette: foglie e fauni sono le forme di una filosofia responsabile che risponde al contatto che chiama e chiede il suo spazio. L’iper – estetica è volontà in atto, è la cifra di uno stile legato al personale “double bind: l’opera occulta per ostentare. La metacomunicazione si mostra: al di là.

 

«Non c’è tensione in un quadro» – Bacon scripsit – «se non c’è lotta con l’oggetto» e Barabino è soggetto della stessa trazione distorta. Della stessa attrazione: per le forze che de-formano le figure e danno nudo il vero volto, la piaga senza veli [e le ombre non esaltano la terza dimensione, ma risaltano l’ibrido ritratto]. Sia effetto fosfeni[19] [il distacco della retina espone il fundus e il bulbo oculare esercita la sua pressione] siano still[20] – sono segni permanenti: è l’estetica del tatuaggio, è il profilo inciso sotto la pelle, è l’impronta indelebile dell’avvertito, dell’accaduto. I pixel plasmano i pigmenti per frattali[21] e per ferite: Barabino disloca e scarnifica, dispone e satura ogni lato del prisma-persona, ogni ramo del cosmo-creato. Ogni due anni[22]: e-saltando a piedi pari la Cabala contenuta [voluta?].

L’ Opera è studio [medico/metodico] e sintesi: il sistema digitale presenta la stessa matrice del sistema nervoso e gli impulsi elettrici sono gli strumenti per la messa in circolo/in moto/in atto di dati e di sensi, informazioni e impeti. Barabino estende e proietta, distende e potenzia la fisica: lo Spazio sotteso non è un reticolo fisso e ordinato e lo Spirito non cristallizza, vetrifica. La Natura [dell’anima, dell’uomo, del mondo] si dispone e si erige a Cattedrale: la luce (s)colpisce la materia liquida e si modella lungo un cammino curvo, lungo l’arco che è Bíos: la vita (si) condensa in tempi dinamici vasti. La tecnica aiuta l’analogia: il monitor è retroilluminato, lo schermo è simile alle vetrate policrome. E lo strumento rimane sacro: è il mezzo che conduce al tutto.

La lente – della logica, della grafica – amplifica il particolare e contrae l’universale: le proporzioni rispondono alla realtà percepita, alle dimensioni dettate dal Dàimon, alla misura della maieutica. Il contenuto-caos a decidere il contenitore-criterio e “l’entropia dei segnali” evolve [e si risolve] nel guscio solido per un sentire fluido: una teca trasparente è il tramite per veicolare l’energia senza dispersioni.

Barabino attinge a sorgenti singole [esaspera il decollage di Rotella, il pointillisme di Seurat, i radiogrammi di Röntgen, …] per produrre un particolare percorso semiotico: il privato/provato è presa di coscienza, è piena presa sul pubblico, è la pupilla la porta del pensiero. E si vede l’invisibile. E si evade da ogni codice/carcere. Ogni confine critico crolla: se si separa Barabino-Artista da Barabino-Filosofo da Barabino-Mistico da Barabino-Chirurgo da… Si sbaglia lettura. La molteplicità mediatica moltiplica il messaggio – e manifesta il vero punto di domanda, il punto di rottura: le stigmate di segni sono infinite? Chi [e come] chiude il cerchio? Una ad una le p-Arti filettano le trame.

Chiara Daino

 

 

 

http://www.dabarab.info/index.php?n=Main.Critic

http://www.dabarab.info/

 



[1] Eleazar

[2] c.f.r. Davide Barabino, Tarot 2000 artists

[3] Davide Barabino, meatmandala, 2000

[4] Davide Barabino, the broken body, 2002

[5] Davide Barabino, eyeprint, 2004

[6] Davide Barabino, bodyvision, 2006

[7] Davide Barabino, images, 2008

[8] G. Deleuze, F. Guattari, Che cos’è la filosofia?, Torino, Ed. Einaudi, 1996

[9] Johann Wolfgang von Goethe

[10] Eleazar

[11] C.f.r. Davide Barabino, Tarot 2000 artists

[12] Davide Barabino, meatmandala, 2000

[13] Davide Barabino, the broken body, 2002

[14] Davide Barabino, eyeprint, 2004

[15] Davide Barabino, bodyvision, 2006

[16] Davide Barabino, images, 2008

[17] G. Deleuze, F. Guattari, Che cos’è la filosofia?, a cura di C. Arcuri, Torino, Ed. Einaudi, 1996 (la formula melvilliana riproposta è commento perfetto all’intenzione dell’artista: Barabino/Achab cattura il suo bianco baleno N.d.A.)

[18] Johann Wolfgang von Goethe

[19] C.f.r. Davide Barabino, eyeprint, 2004

[20] Davide Barabino, bodyvision, 2006

[21] Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta (Benoit Mandelbrot)

[22] meatmandala, 2000; the broken body, 2002; eyeprint, 2004; bodyvision, 2006; images, 2008


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