Chiara Daino
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16 Giugno 2013 19:34:41
SO EIN WUNDER

[Emanuela Crescentini, trad.]


Ich bin es, die Mißgebuhrt,
schneeweiß und finster
und das ist meiner verdorbener Körper,
ein Ausschuß von Mal und Metall,
ein Skelett von Glasbeschläge:
diese sind die Augen des Unsinnes!

Spiralförmige Iris, ungleiche Pupille,
ich weine Steine; daher:
nenn mich nicht zerbrechlich.
Wenn es Dir erregt, mich gehörig zu strafen,
wenn es Dir pussten läßt, mir weh zu tun,
wirf in das weibliche Monströs

weil diese breiten Schultern Kurven sind,
wo alle Quälereien herabfallen zu lassen,
wo Deine Ausbrüche aufzuklären.

Diese Verbrennungen sind meine Hände,
diese Schnittwunden mein Zahnfleisch,
diese Höhlen meine drei Münde,
um Dir aus diesem Zeilenswirrvarr zu sagen:
„sie sind alle meine Inszenierungen.“

Das ist der Kern: ich bin nicht wahnsinnig,
noch keine fratzenhafte Fratzfrau
(Haus – Irrenhaus)

weil ich eine – mit meiner für den Applaus
bestimmte Rolle – zufriedene Mißgebuhrt bin.
Was soll ich Dir sagen?
Sei es köstlich, sei es lächerlich

der frauliche Körper ist krieglustig, giftig.
Ich bin ein gefährlicher Wortschatz,
Du bist die Vergöttlichung Von dem Großkotz

das ist der Ruf meiner Verachtung:
das Gebrüll im Namen des heiligen Kotzens,
wenn ich alles das schmutzige Sperma spucke.

Ein Urbiß ohne Mitleid,
der Orgasmus beherrscht mich nicht:
tu es* steinig, tu es lästig,
tu es lieblich oder tu es stürmisch...
In dem Schädel der Mißgebuhrt,
findest Du keinen Reim,
aber der „Spinnerin Lied“ verwirrt Dich...

Dichter, Ehemann, Freund, Leiter,
es wechselt nur der Name des Henkers.
Du bist aber frei, nicht zu schauen,
wenn die Mißgebuhrt sich die Flügel beschneidet,
um Deinen traurigen Abort,
Deine tiefe Kehle zu sein.

Ich bin wirklich so eine Mißgebuhrt:
durchsittig, ich halte mich nicht für besonder
(das Greuel ist einen „Rohstoff“),
aber diese Mißgebuhrt lebt – trotzdem –

meine Beine zählen keine Kniescheiben:
statt das Maß der Macht von Merlin
zu saugen, zu sättigen,
will ich, mehr Licht
bitte bitte beten.

Ich bin der Tick von „Till Eulenspiegel“,
das ist das Beten des Rosenkranzes,
das ist das Ende, das ich geendet habe,
wenn ich Dir zulächelne
- und Dich machtlos grüße –
entreiße ich Dich der Angst.
Ich genieße gierig gezähmte Geräusche,
ich bin blau,
ich bin ein Hau.


Halb lebendige, doppelt besoffene.


Diese Mißgebuhrt bin ich,
des Scharfsinnes schuldig,
weil ich den Mann kenne.



*Es ist unmöglich den Doppelsinn des italienischen Wortes „fallo“ auf Deutsch zu übersetzen.
„Fallo“ bedeutet sowohl „tu es“ als auch „Phallus“.







SOME KIND OF MONSTER

[Chiara Daino, in Bastarde senza gloria, Sartoria Utopia 2013]


Sono io quel Mostro candido e fosco
e questo è il mio corpo bastardo,
uno scarto di placenta e metallo,
un ossame dalle borchie di vetro:
questi sono gli occhi dell’assurdo!

Iridi a spire, pupilla difforme,
piango pietre; perciò: non dirmi fragile
se ti eccita castigarmi per bene
se ti sborra facendomi male
erutta nel mostruoso femminile

che queste spalle larghe sono curve
dove spiovere – tutte le sevizie
dove snebbiare – le tue effusioni.

Queste ustioni sono le mie mani
questi tagli sono le mie gengive
queste grotte sono le mie tre bocche
per dirti – da questa ridda di rughe:
«sono tutte le mie messe in scena»

Questo è il problema: non sono io
quella problematica né labella
d’asilo (domicilio manicomio)
perché sono un mostro compiaciuto
– del mio ruolo destinato all’applauso –
che dirti? Sia geniale, sia ridicolo

questo mio corpo è piombo è tossico;
sono un lessico pericoloso,
ma sei sordo nel regno del più furbo.

Questo è il verso del mio disprezzo:
rùgghio in nome del vomito santo
quando sputo tutto – lo sperma rancido.

Un morso classico senza filetto,
non trovo orgasmo che mi sia freno:
fallo creativo, fallo meccanico,
fallo ginnico o fallo poetico...
Non trovi posto – nel cranio del mostro
che ricovera un ragno nel petto...

Amico, capo, marito, pontefice,
cambia solo il nome del carnefice
ma tu sei libero – di non guardare
quando il mostro si sega le ali
per essere: la capace latrina,
il tuo lurido vaso, pronta all’uso.

Io sono proprio quel tipo di mostro:
trasparente, non mi credo speciale
(è una «materia prima» l’orrore!)
ma questo mostro vive – nonostante.

Queste mie gambe non contano rotule:
per suggere menelik del potere,
preferisco pregare piano piano
l’angelo custode d’ogni strabismo.

Questa è la maschera di Magonio
questo è lo sgrano del mio rosario
questa è la fine che ho finito
quando ti sorrido – e ti saluto
senza sforzo, io ti strappo dall’incubo
godendo a gran sorsi il silenzio,
ritorno nel mio loculo etilico


Viva la metà e sbronza il doppio


Questo mostro sono io
condannata all’abominio
perché conosco l’uomo





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